
E’ strano come la tecnologia proietti il mondo e noi stessi sempre più avanti nel tempo e come costantemente ed inesorabilmente la usiamo per riprendere ciò che abbiamo lasciato indietro. Social network, video chat, telefonia e altre meravigliose diavolerie moderne, tutte al nostro servizio con il compito di accelerare il tempo , semplificarlo, frantumarlo in utili istanti necessari alla nostra vita quotidiana così entropicamente organizzata. Dunque tutto questo mondo è sempre più al servizio dei nostri bisogni e spesso dei nostri ricordi passati . I miei ricordi sollecitati da vecchie foto e da moderni incontri virtuali di vecchi amici, mi hanno riportato indietro nel tempo di 20 anni quando anche io svolgevo il servizio di leva.
Ricordare quell’anno di sacrifici e di forzata lontananza dagli affetti più cari mi provoca ancora tanta emozione e un pizzico di malinconia; noi ragazzi che ci trovavamo di colpo lontani da casa a svolgere mansioni inimmaginate e così lontane dal proprio modo di essere, noi che eravamo costretti e forzati ad una vita rigorosa fatta d’ incomprensibili regole e saluti, di camerate e di forzata convivenza , noi che quella vita proprio non piaceva e che pensavamo che quell’anno vuoto di qualsiasi valore se non disciplinare, fosse inutile viverlo con rispetto e passione. Ma quelli erano i miei pensieri, un ragazzo di 20 anni che presto si rese conto che non era tutto inutile e che probabilmente pur vivendo un anno vacuo da qualsiasi attrazione ed interesse stava maturando un esperienza unica nella propria vita soprattutto per le persone che incontrava e con cui viveva quotidianamente.
Fui selezionato per essere autista in una caserma dell’aereonautica italiana e ben presto ebbi modo di incontrare tantissime persone. I ricordi mi portano a quei giorni quando conobbi oggi il mio amico Armando ma all’epoca il tenente capo, un piccolo uomo ordinato, con un lucido distintivo e una grande personalità, una spiccata educazione e un gran senso dell’onore che accolse tutti i novelli invitandoli ad una amichevole chiacchierata. La cosa era nuova, non nella norma. Come è possibile che un comandante invece di impartire ordini e mostrare la sua autorità con minacciosa autorevolezza si poneva cordialmente al nostro impietoso giudizio? C’era qualcosa di strano,spiazzante e di incomprensibile per noi che avevamo trincerato la nostra disponibilità dietro un muro di diffidenza. Eppure era proprio così, quel gentile comandante dalla forte personalità riuscì ad ottenere subito la nostra fiducia, il nostro rispetto la nostra disposizione. Aveva capito che quei ragazzi di 20 anni spaesati ed impauriti dalle circostanze dovevano essere rassicurati, compresi e spronati a fare qualcosa di buono per se stessi e per gli altri.
Seguirono mesi di duro lavoro e di grandi responsabilità ma in qualche modo ci sentivamo contenti di appartenere ad un reparto ove si poteva respirare piano e senza paure. Il merito era tutto suo, un cordiale saluto , una pacca sulla spalla e un grande sorriso. Nessuno voleva deluderlo , nessuno faceva cose strane per non tradire quell’ incondizionata fiducia che aveva verso di noi. Il lavoro che svolgevamo andava fatto bene prima per noi stessi ma soprattutto per far fare bella figura al nostro comandante; il nostro servizio era indispensabile e sotto l’occhio di tutti, non potevamo permetterci di sbagliare questa era la nostra regola, il nostro codice comportamentale , il nostro modo di portare rispetto a chi tanto ne aveva nei nostri riguardi. A pensarci basta poco per inorgoglire dei ragazzi, puoi ottenere la loro fiducia con poco oppure con quel poco perderli per sempre.
Il giorno passava veloce, i giorni no. Gli impegni erano tanti i viaggi pure e la sera era il momento del ritrovo, del riposo e delle chiacchiere al vento. Il pomeriggio a fine orario lavorativo era il momento cruciale, i pullman dovevano essere allineati pronti a riportare gli ufficiali e i sotto-ufficiali alle loro case. Anche Armando sedeva tra essi e l’emozione di non sbagliare, di guidare bene e di fornire un servizio adeguato era forte. La mattina poi quando arrivava salutava cordialmente tutti, spesso si informava di come erano andate le cose la sera precedente e poi iniziava il suo lavoro. A volte ci riuniva tutti per una colloquio collettivo, lì ci sentivamo importanti poichè chiedeva sempre le nostre opinioni, si fidava delle nostre sensazioni e quando c’era da correggere qualche atteggiamento un pò troppo esuberante ebbene Armando lo faceva con grande eleganza e posso assicurare che ci riusciva sempre. Ma come faceva mai? Quante volte nella mia vita avrei voluto quella personalità mi sarei risparmiato tante cose invece di essere sempre così impulsivo e indisponente. Pazienza.!
Adesso che i miei ricordi si perdono in un labirinto di aneddoti non posso fare a meno di chiedermi come quell’esperienza e l’incontro con Armando abbia cambiato la mia vita e quella dei miei amici . Partii pensando di perdere tempo e adesso a distanza di 20 anni solo per il semplice fatto che sto qui a ricordare, mi accorgo di quanto tempo abbia guadagnato e di come si sia arricchita la mia vita . Ho capito che il rispetto si ottiene con il reciproco dialogo , che l’educazione è la chiave per concretizzare rapporti di fiducia e che sempre si può trovare una persona capace di insegnarti tutto questo senza fare nulla ma solo essendo se stesso. Ma allora se il passato insegna sempre il tempo vuoto è proprio il nostro futuro? A questo punto mi sono risposto da solo, nel nostro futuro ci presentiamo quotidianamente con ciò che ci portiamo di ieri e che mai erroneamente dobbiamo considerare inutile e vuoto come fece quel ragazzo di 20 anni che ebbe la fortuna di incontrare qualcuno che a distanza di anni ancora una volta gli ha insegnato a cosa serve il tempo.
Oggi Armando è un simpatico signore in pensione per nulla invecchiato e con lo stesso spirito di sempre. Lo vedo attraverso una webcam poichè siamo lontani ( ma non troppo). Sono stupito di come si possa ricordare di me e di tanti altri come me. Sono stato ore a parlare con lui , ho riscoperto tanti ricordi e ritrovato un vecchio amico che ai tempi chiamavo comandante ma che adesso chiamo solo Armando. La vita va così ciò che ripercorri assume sempre un’altro significato e spesso è più profondo di quello che avevi lasciato.
Ripenso ai giuramenti fatti: patria , bandiera , senso di appartenenza ,ma ancora di più a quei ragazzi che eravamo, alle promesse che mai ci saremmo dimenticati, alle risate e ai pianti a quelle macchine e quel distintivo sulla spalla. Semmai giurammo per qualcosa fu per il senso di gratitudine per Armando e per tutto il suo gruppo , ciò che all’epoca sentivamo di così importante non era altro che l’ affetto per un amico a cui volere bene e che ancora oggi sono contento di incontrare e di goderne ancora.
Onore a te !!!!
Amico mio.
Dal tuo Comandante di un tempo e dal tuo Amico di sempre, grazie.
Questo tuo ricordo, a mio parere molto generoso, è per me il più bel regalo di Natale.
A presto
Commento di Armando — dicembre 14, 2009 @ 5:51 pm |
Anch’io sono uno de fortunati che ha avuto il piacere di avere avuto Armando fra i suoi più cari amici ho passato 14 mesi con lui in autoreparto, allora era 1963 e Armando era un piccolo grande sergente ma una grande persona, oggi ho avuto la fortuna tramite fecebook di ritrovarlo molto bello il tuo ricordo, un caro saluto
Commento di Pierluigi — maggio 3, 2010 @ 6:17 pm |