Vita e pensieri di un alieno

settembre 4, 2011

Appunti di Viaggio II giorno

Filed under: Vita quotidiana — amedeo @ 7:15 pm

Il secondo giorno inizia con la consapevolezza di due certezze fondamentali: la prima che sarebbe stato un giorno massacrante pieno di metrò, lunghe file e camminate sotto il sole spagnolo; la seconda che avremmo mangiato in un vero ristorante spagnolo e non in quel semi bar che produceva sfizioserie dalle porzioni minuscole.Proprio così poichè la sera dell’arrivo intorno le 22.00 cercando qualcosa da mangiare ci imbattiamo in un ristorante dal forte carattere catalano con tanto di insegna esterna indicante i cibi e i loro prezzi.Non tanto per il prezzo ma sicuramente le immagini del cibo  ci piacevano molto convincendoci del ristoro trovato.Pessima scelta!!!……stuzzichini,antipastini,contornini, tutto mini, e le convincenti immagini sull’insegna ?? Erano state ingrandite……

Non racconterò le emozioni nel vedere nuove strade, negozi, monumenti e spettacolari chiese ma alcune piccole considerazioni sono proprio necessarie. Il Duomo di Milano non prevede un biglietto di ingresso, Notre Dame e Sacre Coeur a Parigi lo stesso così come i vari Duomi e le grandi cattedrali sparse nelle città italiane… ebbene perchè la Sagrada Famiglia si paga e anche tanto ??? E’ una chiesa come tante altre nel mondo, bella bellissima, eccezzionale, incompiuta( ecco perchè paghiamo). Le chiese non dovrebbero essere a pagamento, nenache quelle monumentali dalla forte attitudine turistica. E se mi scappava di raccogliermi in preghiera proprio mentre passavo di là e avevo bisogno di una confessione perchè mai avrei dovuto pagare 15 euro( a persona) per entrare? La chiesa è spettacolare lo ammetto e con tutta la mia famiglia entro (neanche uno sconto comitiva, siamo in 5) rimanendone estasiato, per fortuna le mie preghiere sono gratis e nessuno viene a chiedermi soldi.Forse un prezzo più popolare sarebbe stato più gradito.

Usciti ci dirigiamo verso Camp Nou.Chiuso !!!Nooooooo io e mio figlio in preda a crisi nevrotiche imprecando contro quel custode reo di averci chiuso il cancello sul naso. Decidiamo di tornarci il giorno dopo intanto è arrivato il momento della Paella e di quanto c’è di buono da mangiare in un ristorante spagnolo. Che meraviglia scrivo solo questo!!! Passeggiando per Barcellona non posso fare a meno di notare come le persone sono affabili, gentili e così ben disposte verso il turista straniero.Come gesticolano, come parlano e anche come ridono assomigliano molto a noi italiani o forse a noi napoletani non so, sta di fatto che non mi sono sentito tanto lontano da casa, neanche quando per puro caso in una gelateria trovo un commesso italiano di nome Angelo che mi consiglia un fantastico sorbetto citrus.

Le fontane Magiche, casa batllò, casa gaudì, un vero incanto. La giornata vola e tramortiti arriviamo in albergo dove per la stanchezza  non ricordo più nulla.

Il viaggio continua……

agosto 30, 2011

appunti di viaggio I giorno

Filed under: Vita quotidiana — amedeo @ 12:07 pm

L’esperienza della Nave traghetto-crociera mi ha lasciato un pò deluso e allo stesso tempo meravigliato. Dunque riordino i pensieri: Il viaggio (una toccata e fuga) in questa bellissima città della catalogna, Barcellona, è stato un pallino che mi ha perseguitato per tutto il periodo estivo. Congiunzioni astrali favorevolmente propizie hanno dato il loro assenzo e quindi da un giorno all’altro mi sono ritrovato con una tapas e un bicchiere di sangria.

Ritornando al viaggio iniziato con una calura micidiale, è stato caratterizzato da un semi svenimento di mia figlia (non mi dilungo nei particolari ma la scena madre che si è consumata sull’autogrill con tanto di dramma familiare condito dal classico ” è colpa tua” , è da ricordare come esempio di teatro popolare ) ed un navigatore che ricorda le uscite del raccordo anulare ancora così come furono ideate dagli antichi romani.

 Check in ed imbarco ed il primo passo è  fatto. Bene, questa motonave sembra essere qualcosa di più del classico traghetto e quindi facciamo un giro di perlustrazione rimanendone affascinati. Casinò, sala conversazione, negozio, beauty farm, sala giochi,discoteca, 3 ristoranti e due bar e tutto questo per allietare il tuo soggiorno sul traghetto. Ben presto ci si rende conto che la nave è invasa di clochard viaggianti che si impossessano di divanetti e poltroncine in ogni posto della nave, si vedono queste persone avvolte in asciugamani completamente stesi sui divanetti, con cappelli e sciarpe davanti agli occhi , quasi a dire non disturbate o peggio spegnete la luce sto riposando, non curanti affatto delle persone che passeggiano sui ponti della nave e che magari vogliono prendere qualcosa da bere ad un bar seduti a tavolino ma che non possono per mancanza di posto.

Addirittura intere famiglie con figli, tutti dormono e se i bambini si svegliano prima? Poco male possono gironzolare indisturbati e senza controllo per tutta la nave con i loro infradito e le facce assonnate. Da dire che esistono saloni con poltrone per i viaggiatori che non hanno preso una cabina. Sale belle ma vuote, i viaggiatori “ambulanti” preferiscono i ponti con bar e casinò, lì possono stendersi.

 Dopo questa perlustrazione si concilia il sonno rilassandosi con un libro e ci si lascia cullare dalle onde del mare.Ed è  proprio il mare che mi sveglia nel vero senso della parola, agitandosi in maniera impetuosa facendo sobbalzare la nave sopra ogni onda con tutti i suoi passeggeri indistintamente se del posto ponte oppure i signori cabinati. Insomma trovarsi a navigare cn il mare mosso e la comitiva di vecchietti in preda a conati di vomito è un esperienza che non dimenticherò facilmente. Intorno le 12.00 dopo 7 ore di resistenza, la voce di una gentile speaker ci da il buongiorno avvisandoci che il cielo è sereno ed il mare è mosso!!! Ma davvero?? Credevo fosse un’attrazione per i viaggiatori questo divertente salire e scendere sulle onde.Il panico mi prende, adesso è ufficiale, il mare è mosso lo dicono anche loro ed io che ci faccio con tutta la mia famiglia in mezzo al mare????

A dire il vero chi era più agitato del mare ero proprio ioe forse per questo che mi siedo tranquillo e aspetto il calmarsi delle acque e del mio animo. Sono stato accontentato dopo diverse ore (7 per la precisionre)  quando tutto è tornato alla normalità.

 Finalmente arriviamo a destinazione, una città dal porto come quello napoletano ci da il benvenuto ed io mi sento ancora in vacanza nonostante l’eccitate esperienza snervante. Siamo una famiglia di 5 persone ed i tassisti non si prendono la responsabilità di trasportare più di 4 persone quindi sono costretto a prendere due macchine.Come sono rispettosi questi tassisti, vabbè sarà, cmq sono in una metropoli straniera e qui le cose funzionano.  Vero??

Il viaggio continua……..

agosto 13, 2011

Riapertura Blog

Filed under: Vita quotidiana — amedeo @ 5:19 pm

Lavori in corso………
stay tuned!

dicembre 13, 2009

L’onore, il saluto, un distintivo e il signore del tempo vacuo.

Filed under: Vita quotidiana — amedeo @ 8:56 pm

E’ strano come la tecnologia proietti il mondo e noi stessi sempre più avanti nel tempo  e come costantemente ed inesorabilmente la usiamo per riprendere ciò che abbiamo lasciato indietro. Social network, video chat, telefonia e altre meravigliose diavolerie moderne, tutte al nostro servizio con il compito di accelerare il tempo , semplificarlo,  frantumarlo in  utili istanti necessari alla nostra vita quotidiana così entropicamente organizzata. Dunque tutto questo mondo è sempre più al servizio dei nostri bisogni e spesso dei nostri ricordi passati . I miei ricordi sollecitati da  vecchie foto  e da moderni incontri virtuali di vecchi amici, mi hanno riportato indietro nel tempo di 20 anni quando anche io svolgevo il servizio di leva. 

Ricordare quell’anno di sacrifici e di forzata lontananza dagli affetti più cari mi provoca ancora tanta emozione e un pizzico di malinconia; noi ragazzi che ci trovavamo di colpo lontani da casa a svolgere mansioni inimmaginate e così lontane dal proprio modo di essere, noi che eravamo  costretti e forzati ad una vita rigorosa fatta d’ incomprensibili regole e saluti, di camerate e di forzata convivenza , noi che quella vita proprio non  piaceva  e che pensavamo che quell’anno vuoto di qualsiasi valore se non disciplinare, fosse inutile viverlo con rispetto e passione. Ma quelli erano i miei  pensieri,  un ragazzo di 20 anni che presto si rese conto che non era tutto inutile e che probabilmente pur vivendo un anno vacuo da qualsiasi attrazione ed interesse stava  maturando un esperienza unica nella propria vita soprattutto per le persone che incontrava e con cui viveva quotidianamente. 

Fui selezionato per essere autista in una caserma dell’aereonautica italiana e ben presto ebbi modo di incontrare tantissime persone. I ricordi mi portano a quei giorni quando conobbi oggi il mio amico Armando ma all’epoca il tenente capo, un piccolo uomo ordinato, con un lucido distintivo e una grande personalità, una spiccata educazione e un gran senso dell’onore che accolse tutti i novelli invitandoli ad una amichevole chiacchierata. La cosa era nuova, non nella norma. Come è possibile che un comandante invece di impartire ordini e mostrare la sua autorità con minacciosa autorevolezza si poneva cordialmente al nostro impietoso giudizio? C’era qualcosa di strano,spiazzante e di incomprensibile per noi che avevamo trincerato la nostra disponibilità dietro un muro di diffidenza. Eppure era proprio così, quel gentile comandante dalla forte personalità riuscì ad ottenere subito la nostra fiducia, il nostro rispetto la nostra disposizione. Aveva capito che quei ragazzi di 20 anni spaesati ed impauriti dalle circostanze dovevano essere  rassicurati, compresi e spronati a fare qualcosa di buono per se stessi e per gli altri.

Seguirono mesi di duro lavoro e di grandi responsabilità ma in qualche modo ci sentivamo contenti di appartenere ad un reparto ove si poteva respirare piano e senza paure. Il merito era tutto suo, un cordiale saluto , una pacca sulla spalla e un grande sorriso. Nessuno voleva deluderlo , nessuno faceva cose strane per non tradire quell’ incondizionata fiducia che aveva verso di noi. Il lavoro che svolgevamo andava fatto bene prima per noi stessi ma soprattutto per far fare bella figura al nostro comandante; il nostro servizio era  indispensabile e sotto l’occhio di tutti, non potevamo permetterci di sbagliare questa era la nostra regola, il nostro codice comportamentale , il nostro modo di portare rispetto a chi tanto ne aveva nei  nostri riguardi. A pensarci  basta poco per inorgoglire dei ragazzi, puoi ottenere la loro fiducia con poco oppure con quel poco perderli per sempre.

 Il giorno passava veloce, i giorni no. Gli impegni erano tanti i viaggi pure e la sera era il momento del ritrovo, del riposo e delle chiacchiere al vento. Il pomeriggio a fine orario lavorativo era il momento cruciale, i pullman dovevano essere allineati pronti a riportare  gli ufficiali e i sotto-ufficiali alle loro case. Anche Armando sedeva tra essi e l’emozione di non sbagliare, di guidare bene e di fornire un servizio adeguato era forte. La mattina poi quando arrivava salutava cordialmente tutti, spesso si informava di come erano andate le cose la sera precedente e poi iniziava il suo lavoro. A volte ci riuniva tutti per una colloquio collettivo, lì ci sentivamo importanti poichè chiedeva sempre le nostre opinioni, si fidava delle nostre sensazioni e quando c’era da correggere qualche atteggiamento un pò troppo esuberante ebbene Armando lo faceva con grande eleganza e posso assicurare che ci riusciva sempre. Ma come faceva mai? Quante volte nella mia vita avrei voluto quella personalità mi sarei risparmiato tante cose invece di essere sempre così impulsivo e  indisponente. Pazienza.!

Adesso che i miei ricordi si perdono in un labirinto di aneddoti non posso fare a meno di chiedermi come quell’esperienza e l’incontro con Armando abbia cambiato la mia vita e quella dei miei amici . Partii pensando di perdere tempo e adesso a distanza di 20 anni solo per il semplice fatto che sto qui a ricordare, mi accorgo di quanto tempo abbia guadagnato e di come si sia arricchita la mia vita . Ho capito che il rispetto si ottiene con il reciproco dialogo , che l’educazione è la chiave per concretizzare  rapporti di fiducia  e che sempre si può trovare una persona capace di insegnarti tutto questo senza fare nulla ma solo essendo se stesso.  Ma  allora se il passato insegna sempre il tempo vuoto è proprio il nostro futuro? A questo punto mi sono risposto da solo, nel nostro futuro ci presentiamo quotidianamente con ciò che ci portiamo di ieri e che mai erroneamente dobbiamo considerare inutile e vuoto come fece quel ragazzo di 20 anni che ebbe la fortuna di incontrare qualcuno che a distanza di  anni ancora una volta gli ha insegnato a cosa serve il tempo.

Oggi Armando è un simpatico signore in pensione per nulla invecchiato e con lo stesso spirito di sempre. Lo vedo attraverso una webcam poichè siamo lontani ( ma non troppo). Sono stupito di come si possa ricordare di me e di tanti altri come me. Sono stato ore a parlare con lui , ho riscoperto tanti ricordi e ritrovato un vecchio amico che ai tempi chiamavo comandante ma che adesso chiamo solo Armando. La vita va così ciò che ripercorri assume  sempre un’altro significato e spesso è più profondo di quello che avevi lasciato.

Ripenso ai giuramenti fatti: patria , bandiera , senso di appartenenza ,ma ancora di più a quei ragazzi che eravamo, alle promesse che mai ci saremmo dimenticati, alle risate e ai pianti a quelle macchine e quel distintivo sulla spalla. Semmai giurammo per qualcosa fu per il senso di gratitudine per Armando e per tutto il suo gruppo , ciò che all’epoca sentivamo di così importante  non era altro che l’ affetto per un amico a cui volere bene  e che ancora oggi sono contento di incontrare e di goderne ancora.

Onore a te !!!!

Amico mio.

giugno 30, 2009

L’alieno dai calzini bianchi che camminava sulla luna

Filed under: Vita quotidiana — amedeo @ 12:44 pm

billiejeanIn questi giorni non si può evitare di dedicare un pensiero a quel grande artista che era Michael Jackson. Con il suo modo di cantare, ballare ed esibirsi ha cambiato ed influenzato più di una generazione di giovani che lo ha consacrato il re del pop, “King of pop”. Quel talentuoso quanto bizzarro uomo, ha lasciato un segno indelebile per chi ha saputo ascoltare le sue canzoni, per le centinaia di migliaia di ragazzi che lo hanno imitato e per tutti quelli che come me negli anni passati erano affascinati dal suo  modo di ballare .

Ognuno di noi ha un ricordo legato ad una sua canzone , gli anni ’80 e 90 sono stati il suo dominio; noi ragazzi di quei tempi completamente meravigliati dal suo modo di ballare che sfidava la fisica e la gravità, tanto da rivedere al rallenty tutti i suoi video per ricopiare quelle mosse, quei passi. Quante volte incantati da quello strano effetto ottico del camminare in avanti pur andando indietro (il moonwalking),egli ne era il padrone assoluto, così come la meravigliosa coreografia di Thriller o di Billie jean.

Ricordare adesso Michael Jackson è ritornare indietro nel tempo quando  giovanotti facevamo le feste in casa con le luci o già più grandi   nei locali e discoteche a ballare e cantare quell’idolo dai calzini bianchi e il cappello in testa. Infondo non c’era nulla di male. Adesso sembra mancare una parte giovanile che ci appartiene, e che di tanto in tanto ricordiamo con orgoglio, come per dire io c’ero a quel concerto oppure io ho visto quel video , io ho ballato quella canzone casa nella mia cameretta.  Una parte di quei ragazzi che ascoltava e ballava Michael se ne andata per sempre, il sipario è calato  e la vita continua.

A dire il vero le vicissitudini narrate dalla cronaca mi hanno distolto dai miei romatici ricordi giovanili facendomi riflettere sul fatto che Michael Jackson  pur avendo avuto una vita di lustri e fasti , pur essendo stato rispettato e venerato da tutti o da molti, pur avendo vissuto ogni secondo della sua  vita tanto intensamente da non rendersene conto, ebbene questo fantastico uomo è morto in una semplice ambulanza come purtroppo una semplice persona. Niente clinche disintossicanti, niente ricovery a 5 stelle, ma solo un pronto soccorso su una barella che probabilmente prima era stata di un povero barbone ubriaco o peggio, morto in solitudine all’angolo di una strada. Sono davvero anche loro esseri umani come noi, quelli che vediamo sui palcoscenici illuminati e che chiamiamo a gran voce ? Sembrerebbe proprio di si, eroi e Dei solo in un  mondo fatto di suoni e luci accecanti che a contatto con la realtà si sgretola e si umanizza in colori reali dalle mille sfumature. Un mondo cantanto nelle loro canzoni che prima o poi li rapisce dal loro limbo assoluto di meraviglia e solitudine trascinandoli  in una realtà fatta di   persone,  scuole, traffico,lavoro, asili, uffici, famiglie, pianti, sorrisi, abbracci ma anche solitudini,guerra, devastazioni,sofferenza,ospedali,malattie e infine morte.

Quindi adesso abbiamo una leggenda in più, dopo i Beatles ed Elvis Presley abbiamo Michael Jackson a cui dedico i miei felici anni giovanili.

Ascoltavo Radio DeeJay  e la speaker(la pina) ha trasmesso  questo suo personalissimo tributo che mi ha commosso e che qui riporto integralmente:

Post it della Pina (Radio DeeJay) 26 Giugno 2009

Che peccato proprio poco prima di potersi riscattare

Proprio poco prima di dimostrare alla musica che si era rimesso in piedi

Pronto a farle vedere che era ancora il suo primo ballerino, il suo primo cantante uno dei suoi più grandi amori

Ma la musica non se lo dimenticherà mai il suo principe Michael

E forse è quella che lo ha perdonato per prima

Forse l’unica che non lo ha mai nemmeno accusato

Michael Jackson opera d’arte dell’era contemporanea

Frutto delle contraddizioni devastanti che ci mandano continuamente fuori tempo

Ha scritto ,cantato  e ballato canzoni che hanno reso a tratti migliori i giorni di tanti tantissimi

La canzone giusta al momento giusto

Da sempre e per sempre lo balleremo

Lo ascolteremo in cuffia, lo dedicheremo a chi amiamo o che abbiamo amato

Quel piccolino che cantava forte e danzava come un dio con tutta la forza che aveva

E che non è mai cresciuto davvero

 Forse avrebbe vissuto meglio se avesse ricevuto anziché scritto una  canzone come you are not alone

Mi è sempre sembrato molto solo Michael, spaventato, scoperto e penso spesso al fatto che abbia chiamato una delle sue figlie Blanket (coperta)

Proteggendo le nostre defiance con canzoni strepitose ,straordinarie ,meravigliose

La musica prima e dopo di lui  non è stata più la stessa

Oggi non si è spenta una stella, di quelle ce ne son tante

Si è spenta una nota e la musica zoppica

Non credo che osserverò un minuto di silenzio

Per uno che ha riempito per anni i silenzi di una musica pazzesca

Mi sembrerebbe poco gentile

Per te Michael il mio minuto di moonwalking.

 

 

 

marzo 20, 2009

A’ bona crianza

Filed under: Vita quotidiana — amedeo @ 11:28 pm

pulcinella2Letteralmente significa il” buon modo di comportarsi” o meglio “le buone maniere” per sfociare  nell’impegnata “Buona Educazione”. Sarà perchè è il dialetto della mia città ma “bona crianza” ti riempie la bocca e la mente di significato donando a chi ne è provvisto una sorta di riverito rispetto mentre a chi ne è privo una giusta collocazione nel girone dei miserabili e dei poco di buono.

Ebbene la “bona crianza” non è semplice possederla ne tantomeno la si trova a buon mercato,ma la cosa che più mi sconcerta e che ci sono persone che non se ne fanno alcun problema, sono coscienti di non possederla e non fanno nulla per procurarsela, creando un immagine di se fortemente compiaciuta di questa mancanza. Colmare un simile vuoto in età adulta è un operazione quantomeno impossibile, il retaggio culturale è talmente forte quanto povero e inconsistente,  che risulta praticamente inutile spiegare con modi civili le più semplici regole comportamentali dello stare insieme in mezzo alla gente………

Perchè stasera scrivo tutto questo? Ci rimango male quando incrocio persone prive di ogni senso civico, egoiste, narcisiste ed opportuniste che con il loro fare condizionano in qualche modo la vita degli altri e di quelle che io definisco persone “per bene”. L’educazione e il rispetto non sono regole che ognuno può darsi ed osservarle a suo piacimento o tornaconto; l’educazione e il rispetto stabiliscono un modo di comportarsi non offensivo ne discriminatorio che non invade l’altrui libertà o la collettività in genere. Quanti esempi possiamo fare e soprattutto quante impenitenti persone possiamo indicare ergendoci come giudici inquisitori mentre compiaciuti declamiamo a voce alta la sentenza di condanna.

Dunque il vociare alto dei ragazzini in metrò all’uscita di scuola, oppure all’automobilista cafone e dalla facile sosta selvaggia, oppure al vicino di casa che è privo del vocabolo buongiorno perchè lo ha  in quarantena come un virus , oppure il cane famelico ed assassino  perchè gli è capitato un padrone stupido  più bestia di lui; un lunga lista facile da compilare e sempre piena di nuove cose.

Invece chi ha la “bona crianza” di salutare, di non urlare, di ascoltare, di non sporcare, di non calpestare , di non abbandonare, di non spingere, di non occupare abusivamente sembra essere una sorta di alieno o strano faccendiere dal bizzaro e poco furbo modo di comportarsi. In fondo cosa importa se poi tutti dobbiamo considerarci uguali e fraterni.

A bona crianza nasce r’ cor

pe  chi a studiat e pe chi nun sape nient

a chi è triste e poc cuntent

è proprio chill ca ten chiù crianz pa’ gent

A bona crianza te guard cu’ passion e stenn a man a chill che  è fetent

e quann t’aizat cu forza pussent ta vote e spalle e tu te sient niente.

 Si si servo oppure padrone a bona crianza ti fa onore

e si si viecchio oppure uaglion

fall sta’ crianz addivient nato signor!!! 

marzo 7, 2009

Ricordi

Filed under: Vita quotidiana — amedeo @ 12:13 am

 

Io avanzai nell’aria fredda e tonificante.

Rimasi un attimo sotto il portico a guardare nel parco le sagome snelle dei pini che svettavano contro il cielo.

Sentii, capii l’opera devastatrice del tempo, uomini e alberi si preparavano a marcire.

Il tempo era una talpa che si muoveva sotto le strade della città e impercettibilmente ne corrodeva l’asfalto.

Il tempo passava sulla mia testa in un banco grigio di nubi irrequiete come se il cielo fosse scomparso e di esso non rimanessero che quei grigi cenci volteggianti attaccati ai lembi della terra.

 

E mi innamorai……. 

 

 

gennaio 25, 2009

La macchina del tempo

Filed under: Vita quotidiana — amedeo @ 10:20 pm

disegno_r_stirlingIeri sera ho incontrato alcuni amici di scuola. Solo pochi, solo quelli più vicini, solo quelli più pronti a salire sulla macchina del tempo che si è materializzata proprio davanti a noi, in quel ristorante dalle pizze fumanti ed echeggianti risate. In maniera ordinata, con un pò di timore, piano piano tutti siamo partiti e saliti a bordo abbiamo attraversato circa 20 anni di storia per incontrare gli stessi noi, quelli dai visi più piccoli e dai capelli più lunghi, sempre quelli con la stessa risata ma con la voce di chi ancora non sa come saranno i prossimi anni.

Inutile urlare all’incredibile, quei ragazzi erano ancora là che si prendevano in giro e che raccontavano storie di incontri e di scontri, di balli e di musica, di motorini e di sigarette e in tutto questo noi ci sentivamo come a casa o meglio come persone in mezzo ad un dejà vù.

Giusto il tempo del ritorno e prima che le pizze si raffreddassero troppo eravamo seduti allo stesso tavolo ma con i volti più accessi di ricordi ritrovati e di esclamazioni “E’ vero ? me lo ricordo!”. La macchina del tempo funziona così, basta un singolo ricordo che ti porta indietro a ritrovare quei luoghi e quelle persone che hai incontrato, lontano laggiù ritrovi quello che eri e andando via lasci un pezzo di ciò che sei  e porti via un pò di ciò che sei stato. Diventa un riappropriarsi di pezzi della propria vita che nel tempo abbiamo tralasciato e conservato nella soffitta dei ricordi di quelli che una volta tanto sali su a cercare e ti meravigli di quante cose ci ritrovi.

Sebbene dopo un ora con la pizza finita e con ancora un pò di birra eravamo  seduti a raccontare e ricordare, non si è potuto fare a meno di tornare alla realtà e scoprire cosa quei ragazzi sono diventati  e quante  e quali cose li hanno cambiati; ho scoperto che ognuno nel raccontare se stesso ha provato una sorta di malcelato imbarazzo, quasi come a voler nascondere chissà quale disarmante normalità. Chi ha i figli, chi no, chi ha deciso di cambiare lavoro e chi si è tenuto stretto quello che trovò, nessuno di noi vent’anni fa poteva immaginare ma forse un pò tutti volevamo la stesse cose, ora che la nostra vita  ci sembra l’unica mai possibile, fatta di cose normali e di viaggi nel tempo.

Qualcuno mi ha detto che se non ricordo molti particolari del passato e solo perchè ciò che ho vissuto è stato  particolarmente intenso. Ebbene se così fosse cosa si dovrebbe scegliere una vita piena di  tutto ove tutto velocemente cambia ,oppure  una vita “vintage” a rischio malinconia ma piena di ricordi e aliena da tutto ciò che ci circonda? Non lo so ma proprio adesso che mia figlia vuole sedesri sulle mie gambe e scrivere insieme a me penso di aver trovato la risposta. Nessuno di noi probabilmente se potesse tornerebbe indietro per lasciare qui ciò che è, sapendo di  ritrovarlo tra vent’anni o poco più, esattamente allo stesso posto, nello stesso ristorante mangiando la stessa pizza e ritornare ad essere felice.

dicembre 20, 2008

Il Natale,i miei riti,il sacro,il profano e le sue suonerie

Filed under: Vita quotidiana — amedeo @ 8:49 pm

alberoNatale! Quale migliore occasione per tenersi occupati  e freneticamente dividersi tra recite natalize, regali impossibili da pensare,visite familiari e acquisti dell’ultima ora. Per me tutto questo carrozzone di eventi e sentimenti inizia per tradizione proprio l’8 dicembre con l’addobbo dell’albero natalizio e l’allestimento del presepe di famiglia; ormai per me questo è un rito imprescindibile e tutta la mia famiglia consapevole di ciò mi asseconda di buon grado. Eh si!  Perchè il tutto non si limita solo a tirar giù dalla soffitta(meglio ripostiglio) l’albero ecologico con le sue palle ed angioletti, ma c’è tutta una ritualità da rispettare e ognuno ha la sua parte assegnata.Innanzitutto si riunisce tutta la famiglia (più ne siamo e meglio è), di seguito si piazza un cd con canzoni natalizie e mentre si assembla l’albero(rigorosamente ecologico) i bambini e gli adulti cominciano a mettere su gli addobbi e le stelle. Dopo tutto questo avviene l’accensione della candela a forma di angelo simbolo proprio del mio natale e  l’immancabile  foto familiare  vicino all’albero. Ora tutto questo quadretto è di quanto più normale e usuale possa esserci, immagino che milioni di altre persone facciano le stesse cose sebbene con modalità e manie differenti;  ma sono proprio  questi semplici momenti che rappresentano il vero spirito natalizio di cui tanto si parla e che molti  cercano persi in centri commerciali o sulle strade strozzate dal traffico di auto  dai vetri appannati?

Dunque il natale è fatto di semplici gesti, facili momenti possibilmente da condividere con altri. Non posso  fare a meno di pensare che spesso proprio di questi tempi nascono le più furiose liti familiari, tradimenti passionali e talvolta riconciliazioni forzate. Eduardo De filippo con “Natale in casa Cupiello”  ne è un esempio di altri tempi ma molto attuale. Chissà perchè ma  l’avvicinarsi  delle persone provoca scompensi e rompe degli equilibri faticosamente raggiunti e duramente messi alla prova proprio dai nostri cosidetti “familiari “  (siano essi amici, parenti o conoscenti). Ma Dunque se proprio dobbiamo complicarci la vita perchè farlo nel periodo più semplice dell’anno?

Altro aspetto da considerare è quello religioso; forse l’unico o il più importante senso del natale. E’ giusto che non tutti riconoscono questo periodo come un rinnovo di fede e di cristiana virtù , ma è anche vero che in qualche modo tutte le celebrazioni, gli eventi e le adorazioni induco a riflettere su se stessi e sul proprio senso della vita. Si è liberi di non partecipare alla processione spirituale che ci conduce verso quella mistica grotta  facendoci inginocchiare dinnanzi a quella mangiatoia, ma quanto meno chi ne rimane fuori  si chiede dove andranno mai quelle migliaia di persone e nel fare ciò non potrà fare a meno di porsi interessanti quesiti.

L’aspetto esteriore del Natale è fatto di shopping selvaggio, di regali e di film per la TV.  E’ davvero questa la parte più fantasiosa e affascinante, poter ricevere un regalo o meglio guardare la gioia negli occhi di chi riceve un regalo, oppure festeggiare insieme alle persone che per l’occasione si sono pacificamente ritrovate, oppure starsene semplicemente in compagnia di se stessi ma in pace con il proprio cuore. Non lo so ! Ma davvero per dimostrare il proprio affetto alle persone amate bisogna presentarsi in questo santo giorno con un pacco (più grande possibile) con un fiocco colorato? E se tutti concordassimo che per quel giorno sia sufficiente solo un bacio ,  un’abbraccio e una stretta di mano ? Avremmo creato il primo festival mondiale dei taccagni organizzati? I sentimenti non potendo essere così profondamente concretizzati hanno bisogno di un simbolo al quale leghiamo  il nosto affetto,la nostra amicizia, il nostro falso perbenismo.Così è la vita!

Dunque un Natale perfetto è fatto di tutto questo.Comunque sia a me il Natale piace e anche tanto; mi piace ascoltare i cd di Dean Martin, mi piace fare l’albero e il presepe e mi piace pensare ai bambini e alla mia famiglia che sono proprio il senso “buono” del mio Natale.
Dunque la solita surfa noiosa, retoriche circostanze dense di stereotipati comportamenti…..
le cene,lo shopping,i regali,gli auguri,la messa,gli amici,la tombola e le carte e poi sempre in ordine rigorosamente festivo si trova spazio per generosità,beneficenza e carità giusto per mettere a posto la coscienza(per chi ne è provvisto).

Non so ancora di cosa sarà composto il mio Natale e se sarà un insieme di tutto questo ma in ordine inverso, anch’io ho una coscienza, anch’io ho un panettone da mangiare e spero di avere anche io un regalo da aprire…
Ma infondo abbiamo davvero bisogno di tutto ciò??
Credo proprio di sì, nessuno più immagina di vivere qualcosa di importante carpendone il più profondo significato, se non attraverso un assoluto groviglio di situazioni e comportamenti predefiniti che in qualche modo abbiamo associato agli eventi e che confusamente ne descrivono il senso. In altre parole nessuno riconoscerebbe più la festa del Natale se non si farebbero le solite ed inutili cose che si fanno ogni anno.
Natale sarà sempre Natale basta poco :un sentimento buono, una canzone da cantare e la giusta suoneria sul proprio cellulare…….

dicembre 6, 2008

Recupero il tempo perso….

Filed under: Vita quotidiana — amedeo @ 12:14 pm

Sono mesi con non torno da queste parti, un pò per pigrizia o un pò per noia e  forse perchè non avevo nulla da raccontarmi; in realtà di pensieri e di cose ne sono capitate tante e faccio anche fatica a riordinare il tutto dando la giusta importanza. Sicuramente riprendo dal mio 40 esimo compleanno.

Ho 40 anni e li dimostro! Sono contento e ho voglia di viverli. Ci soffermiamo sull’età solo per giudicare l’aspetto fisico, sforzandoci di sottrarre qualche anno alla altrui percezione della nostra vera età. Non  è falso moralismo, è ben chiaro che un aspetto fresco e giovanile aiuta in tante cose nella vita quotidiana, partendo dall’autostima e terminando alla determinata voglia di apparire come figura o controfigura nello spettacolo teatrale della società moderna; ma preferisco chi dà senso di se per quello che riesce ad essere e non per come riesce ad apparire.

Sono contento dei miei anni anche perchè ho avuto una festa a sorpresa a dir poco meravigliosa! Mia moglie è stata diabolica ! Ha organizzato la mia festa facendo saltare tutto e tutti dal nulla e tenendomi allo scuro sino all’ultimo momento. Questo genere di feste ove di improvviso ti ritrovi catapultato in un oceano di affetti dimostrati con sorrisi, abbracci e tanti calici con ombrellini variopinti, ti rendono felice, spingendo la tua anima nel cielo più alto chiamato “autostima”, da dove osservando dall’alto tutti i problemi e le ansie della vita quotidiana non vorrebbe più scendere. Dico grazie alla mia compagna, che amo e ringrazio per amarmi. Io così difficle e complicato omino del 1968.

Altro argomento degno di nota qui tra i pensieri che stasera affollano la mia mente è sicuramente il lavoro. Benedetto e maledetto mio lavoro! Non so più come considerarlo……

Ultimamente mi ritrovo in considerazioni su fatti e persone che a dire il vero non credevo potessi fare. Stress di routine,litigi di ufficio, capi sclerotici e falsi moralismi sono all’ordine del giorno e si alternano sistematicamente seguendo un disegno a dir poco diabolico e poco causale. Sinceramente il mio lavoro non è più quello che ho sempre desiderato ma è divenuto un dovere sterile e poco stimolante. I rapporti personali sono divenuti piatti e consueti, si parla e ci si confronta sempre per le stesse cose e pian piano quello che prima sembrava essere un luogo ove crescere moralmente,culturalmente e socialmente è diventato oggi un insieme di comportamenti stereotipati e non veritieri.

Il team di lavoro è sempre quello ma più che un gruppo è un insieme di persone accomunate dallo stesso cartellino che obliterano ogni mattina. Oggi è così, ognuno va per la sua strada ed ognuno è solo su quella strada che da solo ha deciso di percorrere.Peccato davvero peccato.

Ma se da un lato tutto sembra spento e poco stimolante dall’altro questi freddi comportamenti hanno giovato alla propria responsabilità professionale e al senso del dovere.Denoto quindi un maggior accanimento sulle cose con il risultato che ognuno si sente padrone del proprio tempo e del proprio lavoro (e anche se nella norma così dovrebbe essere dove lavoro io le cose , i problemi e le situazioni determinano il tuo tempo e il tuo lavoro stabilendo inderogabilmente il dove ,il quando e il quanto). Un delirio di onnipotenza ha pervaso tutto e tutti arrivando ad una sorta di competizione solitaria con se stessi. Forse è  il tempo di cambiare. Se troviamo un lavoro che ci piace e che ci soddisfa siamo sicuri che poi dietro l’angolo  non ritroviamo tutto quello che abbiamo buttato giù dalla finestra?

Non lo so!Ma forse tra le cose lasciate indietro e trovate sul marciapiede ci sarà sempre qualcosa che ci porteremo dietro perchè sarà difficile trovarlo altrove. 

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